| CARCERI PRIVATE: CONFERMANO LA SCONFITTA DELLO STATO - Intervista a Stefano Anastasia |
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| Scritto da Redazione |
| Venerdì 03 Febbraio 2012 11:31 |
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Anastasia, perché dite no alla privatizzazione delle carceri? È un no tout-court a tutto l'impianto del decreto oppure si deve solo smussare qualche cosa? "Abbiamo da fare delle obiezioni puntuali rispetto a questo testo, di principio e di carattere generale rispetto al coinvolgimento dei privati. Perché un conto è se i privati sono coinvolti nella gestione di attività importanti ma non determinanti, rispetto soprattutto alle politiche criminali e politiche penitenziarie, un conto invece se i privati hanno la totale responsabilità degli istituti penitenziari. Allora il loro legittimo vantaggio economico dipenderà ad esempio dal tasso di carcerazione. Se è così allora è una questione di principio ed è uno dei problemi di questo articolo di legge proposto. Penso in modo particolare agli Stati Uniti dove è cresciuto il business penitenziario tale per cui c'è stato ad esempio, il caso di un giudice condannato per corruzione in quanto condannava per assicurare il profitto alle aziende del mondo correzionale. Ovviamente il privato può avere in concessione alcuni servizi all'interno del carcere, che già di fatto ci sono: ad esempio i servizi di vettovagliamento o vestiario lo fanno generalmente delle imprese private, che siano cooperative o società profit non cambia molto. Altro cosa è invece pensare ad una struttura carceraria gestita "chiavi in mano" da una società privata che, immagino, avrà un rapporto contrattuale con lo Stato anche in base a quante persone ci sono stipate dentro. E allora nasce un interesse economico alla carcerazione. Ciò è del tutto inaccettabile". Non crede che un tale provvedimento doveva essere più discusso nel Paese, creando momenti di dibattito pubblico, magari di momento "referendario" tra i cittadini, e non infilata di soppiatto all'ultimo momento tra gli articoli di questo decreto? Non è più un discorso politico questo delle privatizzazioni delle carceri che non tecnico? "Certo, le scelte della politica penale, le scelte di fondo di politica criminale di uno Stato debbono avvenire in maniera trasparente e meriterebbero un dibattito pubblico. Io spero nell'esame di questo provvedimento un po' di dibattito e confronto ci sarà. Nella conferenza stampa dell'altro giorno erano presenti i senatori Vincenzo Vita (Pd), Marco Perduca (Radicali) e Silvia Della Monica (Pd), che si sono impegnati in qualche modo a sollevare questo problema, a chiedere che ci siano delle audizioni, affinché il tutto si svolga in maniera trasparente come è giusto che sia. Un conto sono le scelte tecniche nella procedura degli appalti, altro è che queste scelte tecniche determinano degli indirizzi di politica criminale, allora non va bene perché questo si deve sapere e si deve discutere. Sa cos'è la cosa che ci ha allarmato di più ed ha lasciato aperti degli importanti interrogativi? È il fatto che si dica esplicitamente che i servizi di custodia non possono essere affidati ai privati, anche perché i sindacati di polizia penitenziaria, in questi dieci anni, si sono dimostrati ostili per paura magari che assumessero vigilantes privati. Ma non si parli per esempio dell'assistenza sanitaria in carcere che, dopo dieci anni, siamo riusciti a portare al Servizio Sanitario Nazionale. Con questo project financing che cosa può succedere? Che nasca una società in cui ci sono degli imprenditori privati della sanità che gestiscono l'appalto dei servizi sanitari in carcere? Rimane un punto di domanda. Ed ancora, le funzioni degli educatori penitenziari - rilevanti anche al punto di vista istituzionale in quanto essi sono poi quelli che fanno le relazioni ai magistrati di sorveglianza sulla concessione delle misure alternative alla detenzione - lo possono fare degli educatori privati assunti dal Consorzio che costruisce il carcere? Altro punto di domanda. Se esclusioni ci devono essere allora vanno tutte esplicitate". Questa operazione che un Governo tecnico vuole fare secondo lei dimostra una sconfitta della politica e del sistema penitenziario generale di un Paese come il nostro? "È una sconfitta su molte cose. Non è certo una scelta, come sarebbe auspicabile, di riduzione della popolazione carceraria sia nell'immediato, attraverso di provvedimenti di clemenza, sia in prospettiva attraverso riforme che riducano l'ingresso delle persone in carcere. La conferma di un indirizzo tra virgolette edilizio, è il segno che poi non si pensa di perseguire altre strade che per noi andrebbero preferite. Vorrei anche sottolineare che questa scelta è la sconfitta della propaganda del Piano Carceri approvato nel 2010 che prevedeva la costruzione di 9 mila posti letto contro i necessari 22 mila posti: nel momento in cui si calca la mano sul project financing, e quindi sugli investimenti dei privati, si ammette che la soluzione edilizia non la può perseguire lo Stato perché non ha i soldi per farlo". |
| Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Febbraio 2012 11:32 |
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