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FIRENZE: MAI PIU' BAMBINI IN CARCERE! PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 26 Gennaio 2012 11:36

Le detenute con figli piccoli non dovrebbero stare in carcere. I bambini non possono crescere tra le sbarre, senza vedere né conoscere altro fino a tre anni di vita e poi, all’improvviso, essere strappati alle loro madri con cui hanno condiviso ogni attimo. È disumano, incivile, sbagliato, crudele. E se a sollevare un problema così evidente per una volta non sono associazioni o partiti o gruppi del volontariato ma direttamente il ministro della Giustizia allora la questione diventa ancora più importante, perché forse qualcosa adesso cambierà.
Da ieri le donne di Sollicciano hanno una speranza, Paola Severino ha promesso di tirarle fuori da lì e loro ci credono sul serio. Il ministro si è fermata a lungo nel nido, dopo aver visitato la struttura e incontrato la commissione dei detenuti che le hanno raccontato come si vive nelle celle sovraffollate e perché il numero di suicidi stia aumentando tra quelle mura.

“Ci sentiamo abbandonati e questo è per qualcuno un vuoto incolmabile”, ha detto uno dei tre carcerati che hanno parlato. “Per favore, abbiate la coscienza di prendere la cosa sul serio voi del governo”. Paola Severino sembra serissima quando dice: “È straziante vedere dei bambini in carcere con le loro madri. La soluzione non è facile ma le case famiglia e l’attivazione di sistemi di detenzione alternativi credo siano uno strumento praticabile. Un bambino non si può svegliare la mattina e vedere davanti a sé le sbarre di un carcere, è una pena immensa. Ho incontrato operatori straordinariamente bravi, che aiutano le mamme ma non è quella la strada principale”. A Firenze esiste già la struttura per accogliere mamme e bambini, la villa di via Fanfani che la Madonnina del Grappa ha messo a disposizione di Sollicciano, l’accordo con la Regione che garantisce i finanziamenti per la ristrutturazione era stata firmato da Martini poi la vicenda si è arenata, come ricorda il cappellano del carcere don Vincenzo Russo. “La prossima settimana ci sarà un incontro proprio per avviare i lavori”, dice l’assessore regionale Daniela Scaramuccia, anche lei in visita al carcere insieme al direttore generale della Asl Marroni.
“Abbiamo anche approvato una delibera che riguarda la possibilità di trasferire i detenuti tossicodipendenti nelle comunità terapeutiche”, aggiunge, “ma a patto che le carceri non vengano di nuovo riempite ogni volta che noi le svuotiamo”.
Dopo i recenti casi di suicidio il presidente Rossi ha chiesto un incontro al ministro per affrontare la questione dei penitenziari toscani. Troverà orecchie attente. “Con i detenuti abbiamo ricordato quelli che tra loro non ci sono più. I suicidi sono il fallimento vero e definitivo dell’esperienza carceraria che dovrebbe recuperare una persona alla società e aiutarla a reinserirsi”, dice Severino.
“La vita nel carcere va migliorata, anche attraverso piccoli cambiamenti a cominciare dalla porte girevoli. Perché i diritti umani vengono prima di tutto, sempre”. Parole accolte con grande sollievo da Laura Pecchioli dell’associazione Pantagruel e dal garante dei diritti dei detenuti Franco Corleone, che del ministro apprezzano “il cambio di passo rispetto al passato e la grande umanità”. Di certo Paola Severino ha un’idea precisa di come dovrebbe essere scontata una pena e la dice in modo chiarissimo, inviando così un messaggio al Parlamento che sta ridiscutendo la questione della carcerazione preventiva.
Oggi il carcere è una tortura più di quanto non lo sia la detenzione”, sostiene. “Quello che si deve fare in una proiezione futura è mettere insieme una serie di forme alternative alla detenzione. Il carcere deve essere la extrema ratio, l’ultima scelta a cui ricorre quando non si può evitare di togliere la libertà. Occorre un rovesciamento di proporzioni: è normale la misura alternativa al carcere, il carcere è la misura eccezionale. Quindi case famiglia, arresti domiciliari e nel caso degli immigrati le comunità di riferimento. “Voglio attivare convenzioni internazionali”, avverte il ministro, “per cercare di rimpatriare i detenuti stranieri. Ci vorrà tempo ma lo faremo”.

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 11:38
 
 

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