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DONNE IN CARCERE PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Giovedì 26 Gennaio 2012 10:10

L'emergenza carceri ha anche una declinazione al femminile. Le donne che finiscono nelle prigioni italiane convivono con problemi alle volte insopportabili, che calpestano la loro femminilità, che non rispettano nemmeno l'aspetto della salute.

Riccardo Arena, direttore di Radio Carcere, cha raccolto nel suo programma una serie di storie sulla situazione delle donne in carcere.

Come vivono le donne nei penitenziari italiani?

 Anche se le donne sono una minoranza nelle carceri italiane, purtroppo il sovraffollamento ha invaso anche le sezioni femminili. Qui, non diversamente da quanto accade nelle sezioni maschili, si convive con spazi carenti e igiene scarsissima.

Si può parlare, quindi, di un'emergenza al femminile?

 Assolutamente si e le storie di vita quotidiana ce ne danno conferma. Nel corso della mia trasmissione ha raccolto la testimonianza di Silvia che racconta come nella sezione femminile del carcere di Rebibbia, la più grande d'Italia, ci sono anche 7 /8 detenute per cella. Per colpa del sovraffollamento e dell'assenza di spazi qui le detenute non possono fare nessuna attività, vivono le loro giornate nell'ozio. E poi ci sono altri racconti che la dicono lunga su come viene denigrata la femminilità in carcere. Nell'Istituto di Sollicciano a Firenze non hanno il ginecologo, mentre a Catania non si possono avere assorbenti e ci sono difficoltà nel reperire saponi specifici per l'igiene intima. E non è un caso che qui le infezioni vaginali siano diffusissime.

E cosa succede quando queste detenute hanno un bisogno urgente di cure o prodotti?

Si arrangiano. Se hai i soldi e puoi comprarti gli assorbenti, con tempi molto lunghi, ti arrivano se no resti senza. Quanto al ginecologo nulla, aspetti di uscire per farti visitare. Una ragazza detenuta a Catania, di 23 anni, ad esempio, non ha avuto il ciclo per diversi mesi. Lo ha detto al medico generico del carcere il quale le ha detto che era colpa dello stress da detenzione. Tuttavia, quando è uscita si è fatta una visita e le è stata diagnosticata una menopausa precoce. È assurdo che questa ragazza, così giovane, per trascuratezza rischia di non avere più figli. Nelle sezioni femminili delle carceri italiane vivono anche i bambini, fino ai tre anni.

I nidi nei penitenziari son un problema ancora irrisolto, perché?

I bambini detenuti con le mamme, al momento, sono 70 in Italia. Vivono in prigione con le madri fino ai tre anni. Vengono perquisiti come gli adulti, patiscono le puzze e la cattiva igiene del carcere. E poi è veramente drammatico vedere che questi bambini che quando si chiude il blindato della cella battono sulle sbarre. Inoltre, una volta usciti parlano il linguaggio del carcere. Quando devono uscire, andare in un parco dicono, ad esempio, "Andiamo all'aria", oppure quando vedono un vigile urbano lo apostrofano con la parola "guardia". Il carcere per loro è un trauma, una vergogna per tutto il paese. Inoltre la cosa peggiore non è tanto la detenzione ma quanto l'allontanamento al terzo anno di età dalla mamma. La mamma resta in carcere e il bambini al raggiungimento del terzo anno vengono letteralmente strappati dalle loro braccia.

Come si è tentato di risolvere il problema?

Si è tentato di risolvere il problema con la Legge Finocchiaro, che prevedeva misure alternative per le madri ma è servita a poco. Alla fine nel marzo del 2011 il Parlamento ha approvato una legge sulle mamme detenute che non soltanto convince poco ma entrerà in vigore solo a partire da gennaio del 2014. E nel frattempo che facciamo? Niente ce ne freghiamo che i bambini stiano in carcere.

Qual è la soluzione definitiva secondo te?

Non serve una legge del Parlamento. Basta un accordo amministrativo, come è successo a Milano. Nel carcere di San Vittore il problema è stato risolto con un semplice accordo tra Dap, carcere e comune. Le detenute con bambini vengono mandate in un appartamento di Milano nel quale è stata creata una sezione femminile speciale. Qui le donne detenute stanno con i loro bambini. Le porte delle stanze vengono chiuse la sera e riaperte la mattina. I bambini vanno all'asilo e gli agenti vestono in borghese. Tutto funziona alla perfezione e non è servito nient'altro se non un po' di buona volontà e buon senso. Il punto è questo: se questa politica, di destra e di sinistra senza distinzione, non è in grado di risolvere il problema di 70 bambini detenuti come pensiamo possa riuscire a risolvere il problema di 68 mila detenuti e 4 milioni di processi pendenti?

Ultimo aggiornamento Giovedì 26 Gennaio 2012 10:20
 
 

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